Vita da pollo

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-images-white-chicken-image10409889Giuseppe A. Samonà

Corro in moto, è sera, l’aria mi accarezza fresca, piacevole, profumo di campagna. Mi inebria, forse vado troppo veloce – l’ho vista all’ultimo momento, quell’ombra. Freno, cerco di deviare, e quasi ci riesco: ma come di striscio colgo qualcosa, e la moto sobbalza, colpita, ed io la trattengo, per non cadere. Mi fermo, due metri più in là, mi volto: per terra, piano, la “cosa” respira ancora, si muove. Dev’essere un gatto, penso – borbotto…-, e mi avvicino. Invece è un pollo, e vive, per fortuna. Vive: e mi guarda ansimando. Lo raccolgo (e lui trema), con le due mani, me lo porto al petto, per riscaldarlo, e mi sembra che i suoi occhi, rassicurati,  dicano: grazie. Già, ma che fare? La sua ala destra si è come dislocata, ed io con dolcezza provo a rimettergliela in posizione: funziona (glielo leggo, di nuovo, negli occhi). Pure, ancora, non riesce a camminare, zoppica, ché l’ala gli pesa. Così, decido di riportarlo alla fattoria – la s’intravede in lontananza (cioè, non s’intravede, ma una freccia lo dice: a due chilometri…). Di nuovo, lo raccolgo (docile, lui, si lascia raccogliere) e me lo raccolgo nel bavero, amorevolmente, solo la testa resta fuori. Poi, riprendo la moto, e timido, per non spaventarlo, mi avvio. Torniamo a casa, che gli dico (sì, oramai mi sono affezionato a quel pollo ferito). E lui, come fosse felice, mi guarda, si guarda intorno, assapora l’aria fresca, piacevole, profumo di campagna. Siamo amici.

La donna che mi accoglie, un donnone, ha gote rubizze, collo tozzo, e gambe e braccia, come il seno, robuste: È – penso – di selvaggia bellezza. E le dico: Si dev’essere perso…, forse vi appartiene.  Mentre, con gesto amorevole, le porgo il mio pollo ferito.

Eccolo, finalmente – dice lei, allungando amorose le mani. E raccoltoselo al seno con gesto sapiente rapida gli tira il collo. E lo uccide.